IL PERCORSO DELLA DEA ROSSA

 

IL PERCORSO DELLA DEA ROSSA:

resoconto biografico

Nel cammino di ricerca, fin dai primi passi, cominciai a sentir parlare della Dea.

Nelle culture indiane dell’Induismo, del Tantrismo ecc. essa è adorata in tante manifestazioni quanti sono gli aspetti che gli sono attribuiti; ma anche, a pensarci bene, nella cultura greco-romana è così. Ci sono state poi le antiche popolazioni dei Celti, degli Etruschi e delle lontane civiltà mediterranee e di un po’ tutto il resto del mondo, compreso il sud e mesoamerica, che hanno coltivato il culto per il Femmineo Sacro dall’alba dei tempi.

Rendere questa intuizione sull’universo e sulla Vita  molto quotidiana, reale, e non semplicemente un fatto intellettuale di cui trattare, è il senso di questo percorso.

Nella  storia di apprendista e poi propositore di percorsi di consapevolezza, ho sperimentato quanto per me e negli altri fosse forte l’esigenza di ritrovare un sapore Femminile interiore morbido, accogliente, compassionevole e sacro. E creativo, naturalmente, oltre che impeccabile e sensuale, perché è attraverso questo slancio creativo, vissuto nell’arte, nella danza, nel fare l’amore, nel connettersi al mondo della Natura, che si può valorizzare tutto ciò che è legato all’interiorità, alla sensibilità e alla sensitività, alla forza e alla fragilità al tempo stesso, al mondo delle emozioni e dell’energia sensuale.

Quando si incontra una donna che ci mette di fronte  la sua bellezza, interiore in special modo, si incontra la Dea. Ma è solo un rimando, una rifrazione di qualcosa che si riverbera dalle più antiche profondità dell’inconscio e del ricordo, perché possa essere reso visibile. La morbidezza, l’accoglienza, sono valori dell’interiorità che si scoprono avvicinandosi a questo approccio, mai definitivamente, perché la nostra sfida nei confronti delle pretese, delle aspettative, dei condizionamenti passati è veramente forte.

Il punto è riconoscere che c’è qualcosa dentro di noi di intenso ed avvolgente, curativo, che può guarire le ferite, i dolori, le insoddisfazioni, le ansie quando viene valorizzato e difeso nella sua estrema importanza.

L’amore che mi sono permesso di sperimentare nelle relazioni è sempre stato alla fine un rimando a qualcosa di personale che mi portavo dentro senza accorgermene: e questa bellezza naturalmente può essere condivisa, va condivisa, altrimenti si deteriora.

Quando iniziai, avevo appena preso contatto con le prime esperienze di risveglio del corpo, dei sensi, della meraviglia dell’interiorizzazione guidata nei meandri dell’energia e degli archetipi, che riconobbi subito come mio l’approccio fisico, danzante, “erotico” e “eroico”, nel senso più lato dei termini, alla conoscenza di me stesso. Certo nel frattempo, nell’avvicinarmi all’interiorità, ogni aspetto possibile delle emozioni personali, delle difficoltà nelle relazioni, dei blocchi nella creatività e nell’espressione, nella sensualità, oltre a tutti i condizionamenti del passato familiare e non, si facevano sentire emergendo ad una possibile guarigione. Ma la cosa più importante era sempre questa traccia, questo movimento verso le dimensioni più a contatto con la consapevolezza del corpo, attraverso il movimento e la danza creativa e meditativa, l’incontro e lo scambio con gli altri nella maniera più sacra e consapevole, la ricerca di tutte le qualità, le energie e gli aspetti che si possono incontrare dentro e fuori di noi, percependo il mondo come un universo di possibilità, dalle più ordinarie alle più magiche, o incomprensibili per la mente.

Tutto questo grande movimento di risveglio, a cui ero partecipe insieme ai compagni dei gruppi di consapevolezza o nelle peregrinazioni solitarie attraverso le relazioni e il mondo della Natura, era nient’altro che in realtà il movimento di risveglio della Dea. Era il risveglio di tutte le qualità che nella Tradizione e nel culto della Dea sono considerate le più importanti: l’opposto più o meno di quelle che invece sono, nella cultura occidentale e poi mondiale, i parametri di riferimento del buono, del giusto e del valido, cioè la mente, la razionalità, il progresso, il successo economico o comunque il risultato, il definito e verificabile rispetto all’indefinito: ovvero tutto ciò che ha più a che fare con le qualità del maschile piuttosto che del femminile.

Nel percorso invece al posto di testi da studiare e esami da sostenere (..venendo io dall’Università..), c’erano l’esperienza personale senza giudizio, attraverso le pratiche di ascolto, di meditazione, di centratura, di contatto e movimento; al posto di una visione antropocentrica, c’era una visione Terra-centrica, Naturo-centrica, in cui gli esseri umani sono visti come partecipi della vita molto più vasta di un Pianeta e di un Universo, di cui seguono le regole, sentono gli impulsi e attraversano le dimensioni, interiori e esteriori. Si parla così della Madre-Terra, della Dea- Madre, degli elementi che governano la materia e non solo (aria, acqua, terra e fuoco), dei quattro punti cardinali, le quattro stagioni, la ciclicità del tempo, l’interiorità e l’esteriorità come due specchi del Sé..

Allo stesso modo si prendevano in considerazione le emozioni, sia come aspetti da trattare terapeuticamente, sia come stimolo e carburante per entrare sempre più profondamente in contatto con se stessi e con gli abitanti e le dimensioni della Terra. E l’energia sessuale tornava continuamente ad essere chiarita come un aspetto interiore e energetico che ci spinge verso la percezione di noi stessi, delle nostre forze, delle qualità sottili ma anche fisiche di un grande e sacro essere di cui siamo parte, o essa lo è di noi: la Dea e la Terra.

Il tutto era accompagnato dall’idea prima, e dalla percezione poi, dell’esistenza di altri esseri invisibili che partecipano alla vita sul pianeta: spiriti guida, esseri di natura, signori degli elementi, custodi dei luoghi, aspetti  delle divinità e esseri disincarnati che scelgono di continuare ancora il loro percorso qui, per aiutare o essere aiutati.

Questa dimensione creava credo soprattutto il traité d’union con la consapevolezza e l’intelligenza di un mondo, quello appunto della Natura e della Terra, ma anche del Divino, che non siamo capaci o abituati a percepire: il riferimento agli spiriti e agli esseri di natura crea un collegamento, uno spostamento da un egocentrismo o antropocentrismo che altrimenti è difficile da superare.

Innanzitutto ho dovuto quindi lavorare su me stesso, sulle dinamiche che mi attanagliavano in ogni possibile ambito di vita: dalla relazione amorosa alla ricerca del lavoro, dal condizionamento della famiglia a quello morale in genere. Ed è stato ed è un lavoro costante e per certi aspetti faticoso, ma molto “remunerativo”.  Poi ho cominciato ad avere tracce ed indizi di ciò che sono indipendentemente da tutto quel condizionamento: è il riferimento ad alcuni tra i quattro elementi come mie qualità predominanti, la fiducia nel corpo e nell’intento consapevole, il ricordo nei sogni, nei rituali, nelle meditazioni, e l’intima e appagante relazione con la Natura; poi pian piano le qualità personali, i possibili talenti, una connessione con l’energia della Dea, frutto dell’ascolto interiore e di una predisposizione senza interesse, non sempre presente, ma sempre di più.

L’aspetto che ho dovuto certamente più reintegrare è stato quello maschile, ma un buon maschile, che non fosse solo il bagaglio ereditato o rifiutato da mio padre, ma anche altro: la disciplina (da quella fisica e alimentare a quella interiore), la struttura (abbandono dell’anarchia, intesa in senso lato), l’attenzione agli aspetti più ordinari della vita (pagare le bollette..), l’investimento in un obiettivo o in un progetto di vita, familiare, spirituale, lavorativo; e poi il sostegno e il contenimento delle emozioni, l’uso della volontà, l’attività del corpo e della consapevolezza, lo sforzo per l’impeccabilità e l’onore personale..

Tutti questi aspetti non sono mai raggiunti, almeno per me, una volta per tutte, ma continuamente la vita mi stimola e mi provoca per testare la coerenza, l’orgoglio, la fiducia in me stesso. E soprattutto, lezione forse più importante, essi sono continuamente intrecciati con gli aspetti del femminile, l’uno con l’altro, per cui sempre si alternano e confrontano: accettazione e volontà di cambiamento, fragilità e forza, fallimenti e successi (ma quali sono i fallimenti se da essi si apprende, e quali i successi se su di essi si può “scivolare”?!), talenti e limiti, che a volte possono addirittura coincidere..

Questa unione, questa unità di consapevolezza e di vita vissuta, porta quel sapore di cui sto parlando: della Dea, degli eroi-guerrieri dell’amore, come qualcuno ha amato definirli.

E’ un sapore su cui finalmente mi adagio, mi siedo, mi sento bene fino in fondo, finché esso stesso mi spinge a volgermi verso altro, verso un compito, un contatto, un semplice vivere quotidiano o un’azione straordinaria.

Ciò che poi mi scuote è il Drago. Quello che sta alle fondamenta: è attraverso di esso che percepisco la forza, il movimento “tellurico” che porta il mutamento, l’incedere verso un luogo astratto ma reale che fa parte della conoscenza di sé: ed esso è dove non ci sono più, dove tutto è definito in base a quello che c’è, senza predisposizioni, senza domande, senza articolazioni perché tutto è quello che è, e non c’è pacificità, ma movimento terribilmente pacifico e incedente nell’Universo astratto, consapevole, terreno: lo spirito.

Roberto

 

Commenti

 

walter 03/02/10 - 20:21

“Terribilmente pacifico e incedente” E’ veramente stupendo Roby; rende l’idea.Un abbraccio grosso.

 

 

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