
Quel particolare giorno era carico di nubi scure all’orizzonte. Da lì a poco la Terra Di Centro, dove i tre fiumi delineavano i confini delle tre terre sarebbe stata cosparsa di sangue; il sangue di tre tribù che per centinaia di anni avevano vissuto in combutta fra loro. Ognuna di esse considerava la propria religione, il proprio modo di essere e di esistere, inequivocabilmente l’unico ma, la disputa era soprattutto dovuta ai confini del proprio territorio. La tribù che ne sarebbe uscita vincitrice avrebbe potuto occuparla allargando così i propri confini e chissà, più avanti lo avrebbe fatto anche con i territori dei sconfitti. Era la prima volta che da migliaia di anni non si combatteva una guerra con tre fazioni opposte in una sola volta anche se negli ultimi 500 anni c’erano state solo scaramucce e piccole incursioni nei territori altrui risolte dopo poco tempo con la promessa di pace. Quello era il giorno decisivo, giusto in primavera perché per loro era simbolo di morte e di rinascita e avrebbe dato una svolta ai molti timori e alle molte paure che attanagliavano le tribù ormai da lungo tempo. La stanchezza delle molte guerre si poteva leggere negli occhi degli abitanti delle tre terre a chiare lettere, se la portavano sulle spalle, come un pesante fardello e c’era la volontà ormai di farla finita una volta per sempre. Nei giorni passati si era già cercato di dare una risoluzione pacifica a tutto questo, come del resto in passato ma, i tre grandi capi, riunitisi in consiglio, avevano dato retta solo al loro caos interiore fatto di gelosie, di desideri e presunzioni e questo era sfociato per loro in una unica soluzione: GUERRA. Il conflitto finale covava ormai da centinaia di anni ma la consapevolezza, sempre mai ammessa, che il vero unico motivo era quel territorio, sempre rimasto senza padroni, non venne mai fuori dalle bocche dei capi tribù; nessuno di loro voleva ammettere il sacrilegio. Una sola cosa avevano in comune, un vaghissimo ricordo della leggenda. La leggenda narrava che nella Terra Di Centro esisteva il regno di Armònia popolato, già da prima che nascesse l’essere umano, da animali magici, da elfi, da nani e fate. Tra loro regnava una pace stupenda e i loro abitanti, compresi gli animali e ogni specie di vita, si capivano e parlavano fra loro. L’uomo aveva vissuto in quella terra incantata per parecchio tempo ma un bel giorno volle andare oltre i confini della Terra Di Centro perché non era abbastanza contento di come viveva ma questo perché in verità voleva scoprire i misteri delle Terre Basse. Si divisero in tre grandi gruppi e ognuno di loro attraversò un fiume e ne fece suo territorio. Nessuno si ricordava più tutta la leggenda di Armònia, esisteva solo un vago ricordo di qualche cosa di sacro ma niente di più; nessuno aveva mai visto, almeno negli ultimi 700 anni, un solo abitante di quei territori incantati e oltre quegli anni il ricordo si perdeva nel tempo. Consideravano la Terra Di Centro come territorio neutrale e ci andavano solo in determinati periodi dell’anno per scambio di merci e baratti o per fare qualche gara feroce e spavaldica di chi ammazzava l’animale più grosso, poi ognuno tornava nel suo territorio. Qualche volta c’era qualcuno che riusciva uccidere anche uno smilodonte o almeno era questo che girava come sentito dire tra le varie tribù. Per loro, quelle dolci verdi valli e le pianure di quei territori popolati da animale di qualsiasi specie, erano ormai solo terra da conquistare. Anche se avevano vissuto in pace per vari periodi, c’era sempre stata poca tolleranza tra di loro fino ad arrivare al fatale, ultimo giorno. Le tribù erano quelle della Dea Bianca, della Dea Rossa e della Dea Nera. La tribù della Dea Bianca sosteneva che essa era l’inizio di tutto e quindi la fine di tutto perché ogni essere umano, crescendo con l’età, moriva perciò solo a lei poteva appartenere Armònia e solo a lei, si sarebbero dovute celebrare le cerimonie e i vari rituali sulla castità per far si di compiacere alla Dea stessa. La tribù della Dea Rossa sosteneva che la loro divinità rappresentava la parte di mezzo dell’esistenza di ogni individuo quindi quella più importante e che andava goduta il più possibile con celebrazioni di rituali del fuoco e orge di sesso. Questo perché per loro era il solo mezzo per innalzarsi alla dea ed entrare in contatto con lei. La tribù della Dea Nera affermava che era la loro Dea la fine di tutto e quindi era l’inconoscibile, l’ignoto ma soprattutto dicevano che la magia era cosa da evitare perché avrebbe portato l’essere umano in luoghi sconosciuti a lui stesso e che da lì non avrebbe potuto fare più ritorno. Quindi Armònia doveva essere occupata per sfatare e distruggere la leggenda sul luogo sacro. All’alba di quel giorno si incominciarono a sentire sui quarantotto ponti dei tre fiumi i canti e le urla che incitavano alla battaglia. Le nubi arrivarono sopra le teste dei guerrieri e come se fosse stato un segnale orde di umani attraversarono quei ponti sconfinando nella Terra Di Centro per scagliarsi l’uno contro l’altro. E così iniziò la solita carneficina ma questa volta sarebbe stata più cruenta, non si sarebbero fatti prigionieri per poi mercanteggiare come al solito per il loro rilascio. Altre nuvole stavano arrivando dall’orizzonte lontano ma avevano dei colori strani per essere solo nubi. Più si avvicinavano ai campi di battaglia, più si delineavano i loro contorni e i guerrieri dovettero per forza spostare la loro attenzione a quei tre magnifici destrieri colorati di bianco, nero e rosso che stavano arrivando verso di loro. Quando i tre destrieri furono più vicini, quasi sopra le loro teste, i guerrieri si accorsero che erano cavalcati da tre donne e una di loro sembrava una ragazzina. Tre nitriti accompagnarono la discesa dei destrieri e i guerrieri fecero spazio in cerchio. Un silenzio quasi magico si era formato nei campi di battaglia e i guerrieri stranamente non riuscivano più né a combattere né a pensare. Approfittando di questa situazione le tre donne iniziarono a parlare all’unisono come se sapessero uno stesso copione: “ Umani, siamo giunte nel vostro mondo per ammonirvi e per farvi ricordare i tempi in cui i vostri avi vivevano nel regno di Armònia. Noi siamo le Dee che rappresentano la vita e la magia e ognuna di noi è qualche cosa di diverso anche se siamo tutte una unica cosa. Una di noi rappresenta il primo periodo di vita dell’essere umano, raffigura la castità, l’innocenza, la libertà senza vincolo alcuno, la serenità e l’inizio della scelta. L’altra rappresenta tutte le emozioni dell’essere umano legate alla scelta stessa, raffigura il potere del fuoco e tutte le sue forme di trasformazione compresa la passione, il potere della danza e il potere dell’energia sessuale. L’ultima rappresenta la morte, la fine di tutto che è anche l’inizio di tutto, raffigura tutto ciò che non si conosce e incarna il potere della magia e della saggezza. Sono migliaia di anni che vi osserviamo in silenzio, da quando i vostri avi partirono da Armònia perché attanagliati dal desiderio di scoprire come sarebbero vissuti nelle Terre Basse, i territori al di là della Terra Di Centro. Non vi abbiamo potuto fermare poiché l’essere umano è dotato del libero arbitrio ma noi sapevamo che le Terre Basse avevano il potere di far dimenticare ed è per questo che nessun essere magico di Armònia oltrepassava i tre grandi fiumi. Ma ora c’è in giuoco il vostro stesso destino e il potere stesso ci ha detto di apparire a voi in questo giorno particolare dove state rischiando la vostra stessa distruzione. Egli si è rivelato a noi è ha detto di farvi ricordare il grande segreto che millenni fa conoscevate. Il regno di Armònia si chiama così perché in esso vive l’equilibrio delle cose. Ogni forma di vita è permeata da questo equilibrio, per questo riusciamo a vivere in pace fra di noi. Nessuna emozione prevarica su un’altra. Siamo noi che governiamo loro e non il contrario come invece è successo a voi dopo la perdita del ricordo. Ora, se volete ricordare, dovete solo abbandonare le vostre armi e stare in questi territori incantati, il ricordo si farà strada in voi fino a che saprete. Ma avete il libero arbitrio quindi sta a voi decidere se volete la vita o la distruzione di quello che siete veramente cioè esseri magici”. La scena incominciò a diventare sfuocata fino ad annullarsi del tutto, Eliàh si svegliò. Mai aveva fatto sogni più nitidi e mai gli erano rimasti impressi nella memoria discorsi così precisi. Dallo stupore si dimenticò anche di fare colazione e si mise a pensare a ciò che aveva appena vissuto. Si guardò dentro e vide che le sue emozioni erano come le tre tribù, sempre in combutta fra di loro e che il suo interesse per il magico era giunto a una svolta. Rapportò il sogno alla sua situazione interna e scoprì che Armònia era dentro di lui, bastava solo che lo volesse e scelse di volerlo.
Walter
Grazie x aver risvegliato anche in me questo luogo fantastico che è Armònia!
grazie Walter, un abbraccio Morena